Noi viviamo in un paese schiacciato da un debito pubblico eccezionale e da dati sulla disoccupazione giovanile impressionanti. Abbiamo delle infrastrutture carenti e scadenti. Le 3 principali multinazionali del paese sono 3 organizzazioni criminali che creano gravissimi danni a tutto il paese (sarebbe un errore gravissimo e imperdonabile pensare che il problema della criminalità organizzata riguardasse solo 3 regioni). Abbiamo un’economia in lento ma inesorabile declino, ancorati a fonti energetiche non rinnovabili per cui, se chi ci fornisce queste materie prime di cui siamo sprovvisti chiude il rubinetto siamo rovinati. Abbiamo sprecato porzioni incredibili di territorio sotto i colpi del partito del mattone, il partito (assolutamente trasversale alla politica) più potente di tutti. Abbiamo un dissesto idrogeologico spaventoso che ci fa tremare non appena ci sono due giorni di pioggia consecutivi. Stiamo lentamente uccidendo il nostro patrimonio storico, artistico e culturale: una delle poche vere ricchezze che abbiamo. Stiamo regredendo dal punto di vista della ricerca scientifica e siamo terra di conquista per avventurieri col portafoglio gonfio di quattrini a cui vendiamo tutti i gioielli di famiglia. Adesso sento tante bocche parlare (e straparlare) di democrazia e libertà, dimenticandosi della realtà. Facciamo un passo indietro: anno 1989, il 9 Novembre cade il Muro di Berlino. Tutta una festa, tutto un tripudio di libertà e democrazia. Tante belle parole. Successivamente, come al bowling, cadono come birilli tutti i regimi comunisti dell’ est e rimane solo il capitalismo a dominare il mondo. Passa poco tempo e alla RAI arrivano le prime interviste post – guerra fredda tra Berlino est e la Germania orientale e si scopre molto velocemente che la libertà non ha riempito la pancia e cominciano i malumori tra chi stava meglio quando stava peggio e chi ritiene di trovarsi una insopportabile zavorra sulle spalle. Poi arriva il turno dell’ ex Jugoslavia e sim formano tanti piccoli staterelli con il solito tratto dominante: oggi facciamo la rivoluzione perché vogliamo essere indipendenti e liberi, domani chiediamo all’ Unione Europea di poter entrare nel club perché siamo dei morti di fame. Ovviamente l’ Unione pone delle condizioni (leggerissime visto che sono entrati cani e porci) e allora nei vari paesi arrivano i restauratori che cominciano a pensare che la libertà di dire ad alta voce che si muore di fame non basta per sfamarsi. D’altra parte gli Usa corrono dove serve abbattere un regime perché hanno bisogno di sempre nuovi mercati dove inondare le loro merci che arricchiscono i soliti noti. Adesso è arrivato il turno dei paesi poveri del Mediterraneo che credono che basti buttare giù un Mubarak, un Gheddafi o un Ben Ali per risolvere tutti i problemi . Ovviamente non è così e si preparano a sbarcare in Italia spinti anche dai sogni della tv che è di proprietà della stessa persona che comanda in Italia da parecchi anni: Silvio Berlusconi. Con la cortese complicità della non-opposizione. Se uno sente Berlusconi o uno dei suoi dipendenti, o se guarda uno dei tiggì governativi vedrà un paese meraviglioso dove si ride, si scherza, si mangia, si beve, ci si diverte, la crisi c’è ma non troppo e in ogni caso ne siamo usciti meglio degli altri (ma come si fa ad uscire da una cosa in cui, a detta del governo, non siamo mai entrati?), dove i problemi sono chi vince lo scudetto nel calcio, chi vince il grande fratello, dove andremo a fare la settimana bianca piuttosto che la settimana di mare, piuttosto che il ponte di Pasqua o di Natale. Certo che se uno non vive in Italia è autorizzato a pensare che si stia divinamente e per qualcuno è proprio così, ma solo per pochi, per tutti gli altri la realtà è ben diversa. In compenso però arrivano le gazzette dell’opposizione che per l’occasione battono un colpo ricominciando a riempirsi la bocca di belle parole come solidarietà, accoglienza, aiuti ecc… Domanda: questi profughi/clandestini/immigrati o come vogliamo chiamarli vivono d’aria? No. Mangiano e bevono come tutti gli esseri umani. E chi dovrebbe farsi carico di milioni di profughi? Certo, la risposta è che è il paese nel suo insieme a farsene carico ma sappiamo benissimo che non esiste un sistema paese visto che c’è chi paga le tasse (i poveracci) e chi non paga le tasse (i più ricchi) e quindi, per l’ennesima volta, il peso degli immigrati finirebbe sulle spalle delle fasce più povere della popolazione. E si torna all’inizio: l’ Italia è un paese che vive di sogni e dei risparmi delle famiglie che non sono eterni e i problemi salteranno fuori. Vogliamo fare cassa integrazione in eterno? E’ impossibile, ma se si chiudono le fabbriche anziché aprirne delle nuove come si potrà andare avanti? Questi sono i fatti, ben diversi dai sogni dei politici TUTTI. Sarebbe ora che in Italia si mettessero da parte i sogni, le battute, le gag, le risate, i cucù, le barzellette e si cominciasse a parlare dei problemi reali del paese, senza infingimenti e senza voler auto convincersi di cose NON vere. Se i professionisti dell’ottimismo ritengono che il paese ha enormi potenzialità nascoste (molto ben nascoste!) è ora che le tirino fuori perché si può mentire per un po’ di tempo ma non per sempre. Mi pongo alcune domande: quand’è che gli italiani cominceranno a vivere nella realtà e ad affrontare i VERI problemi del paese? Quand’è che gl’italiani smetteranno di vivere nel passato per guardare al futuro? Quand’è che si comincerà SERIAMENTE a risolvere, uno per uno, i problemi che ho scritto in cima a questa lettera? Quand’è che potremo vedere l’Italia, protagonista della scena internazionale, che anticipa gli eventi e non li subisce? Ecco, forse è chiedere troppo, però mi piacerebbe sentire anche su questo tema l’opinione di un associazione che, pur avendo una storia antica, cerca sempre di fare delle analisi che guardano al futuro e non solo al passato. Evitiamo di creare problemi inesistenti dove già ce ne sono troppi e troppo gravi per essere ignorati ulteriormente. Evitiamo di perderci in letture fuorvianti di guide turistiche e domandiamoci, specialmente nel suo 150mo compleanno, quale futuro attende l’ Italia. Smettiamo di parlare sempre al passato e cominciamo a guardare un po’ al futuro cercando di vedere cosa si è perso irrimediabilmente e cosa si può ancora salvare. Quale futuro l’ Italia può garantire ai giovani? In questo futuro che spazio vogliamo assegnare alla cultura? Al turismo? Alla valorizzazione delle nostre eccellenze? Come ci vogliamo collocare nella scena internazionale? Cosa possiamo fare per intercettare i flussi turistici (che creano lavoro, benessere e ricchezza) internazionali? Cosa possiamo fare per recuperare alla legalità tutto ciò che in Italia è illegale? La Costituzione di cui tutti si dicono entusiasti e profondi conoscitori viene rispettata? Difesa? Aggiornata? Gli obiettivi che i nostri Padri Costituenti si sono dati iscrivendoli nella Carta sono stati rispettati?
Queste naturalmente sono solo alcune delle domande che mi pongo: ce ne sono tantissime (ad esempio mi piacerebbe sapere cosa fa l’ Italia nella lotta alla criminalità organizzata al di là degli arresti eccellenti che sono, per l’appunto, risultati eccellenti, ma che da soli non bastano nella lotta contro il crimine). A tutte queste domande però, la risposta non mi pare positiva e quindi credo che occorra prendere atto del fatto che le parole non hanno alcuna utilità, anche le più importanti e nobili, se non sono accompagnate da fatti concreti che, nella vita reale, si chiamano lavoro, stipendi dignitosi, aiuti concreti/economici alle persone REALMENTE in difficoltà, aiuti concreti/economici alle famiglie che devono crescere i figli, badare gli anziani e assistere gli infermi. Garantire servizi di trasporto pubblico adeguati alle esigenze di chi, ogni giorno, andando a scuola o al lavoro, crea ricchezza per il paese. Oltre al fatto che il trasporto pubblico evita di utilizzare un mezzo proprio e quindi aiuta a ridurre sensibilmente l’inquinamento, altro tema molto delicato e davanti al quale l’ Italia è in prima fila che piaccia o no. Questa è la vita reale o vogliamo fare finta che vada tutto bene anche sotto questo aspetto? E’ inutile parlare di risolvere i problemi in casa d’altri se non ai è neppure in grado di risolvere i propri eppoi, anche volendo interessarsi ai problemi altrui (comoda scusa per evitare di affrontare i problemi interni) bisogna valutare le modalità. Certo non è andando a fare guerre mascherate da missioni di pace che si ottiene il consenso delle folle e quando spari a qualcuno è ovvio che riceverai proiettili e bombe come risposta. Poi ci si trova a fare i conti con dei ragazzi che a 30 anni (se non 20) concludono un’esistenza, in un posto sperduto nel mondo, in nome di intaressi ben diversi dalle parole vuote spese da chi vuole convincerci che si va in Afghanistan o in Iraq in missione di pace per “esportare” la democrazia e la libertà. Un altro dato: quando Gheddafi fece il colpo di stato in Libia cacciò via tutti gli italiani che vivevano e lavoravano nell’ ex colonia e furono costretti a tornarsene in Italia solo con i vestiti che avevano indosso. Perché adesso noi dovremmo aiutare della gente che ci ha cacciato via come dei cani e depredato di ogni cosa?
Altra immagine bizzarra è vedere alla tv i clandestini immigrati che muoiono di fame e di sete con in mano un telefonino cellulare, ma non qualcuno, tutti! E il massimo è stato vedere le immagini delle rivolte a Tunisi riprese con il videofonino. E chi è il morto di fame e di stenti che ha la pancia vuota ma il cellulare nuovissimo?
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